Sanità digitale al servizio dell’AIDS e HIV

Secondo il rapporto “HIV/AIDS surveillance in Europe 2021”, pubblicato a novembre 2021 dall’ECDC e dall’Ufficio europeo dell’OMS, nel 2020, in 46 dei 53 Paesi dell’OMS Europa sono state registrate ben 104.765 nuove diagnosi di HIV, tra cui 14.971 dai Paesi di Unione europea (UE) e Spazio economico europeo (SEE). 

L’infezione da HIV e l’AIDS continua, dunque, ad incidere in maniera esponenziale sulla salute e il benessere di milioni di persone anche nella Regione Europea dell’OMS. 

Per esigenze di carattere espositivo, escludendo fin da subito ogni volontà di compiere divulgazione scientifica in campo medico, appare necessario evidenziare che Hiv e Aids non sono la stessa cosa. 

L’Hiv (Human immunodeficiency virus) è un virus che distrugge un tipo di globuli bianchi responsabili della risposta immunitaria dell’organismo. La presenza di anticorpi anti-Hiv nel sangue viene definita sieropositività all’Hiv. L’infezione da Hiv non si manifesta con sintomi particolari ma si rivela attraverso gli effetti che il virus provoca direttamente sul sistema immunitario.   

L’Aids (Acquired immune deficiency sindrome), invece, costituisce uno stadio clinico avanzato dell’infezione da Hiv la quale può manifestarsi persino a distanza di anni nelle persone con HIV, ciò quando l’organismo perde la sua capacità di combattere anche le infezioni più banali (infezioni/malattie opportunistiche). 

I progressi della ricerca scientifica e l’uso della terapia antiretrovirale hanno reso possibile alle persone con Hiv di avere una buona qualità di vita. Difatti, sebbene ad oggi non esista una cura capace di eliminare completamente il virus dall’organismo e così guarire in via definitiva dall’infezione da HIV, la sottoposizione a terapie altamente efficaci – i cosiddetti farmaci antiretrovirali (ART, Anti-Retroviral Therapy) – permette di controllare l’infezione nel lungo periodo, trasformando l’HIV/AIDS in malattia cronica. 

Tuttavia, nonostante i progressi scientifici degli ultimi anni, a seguito dell’epidemia da COVID-19, è emerso l’enorme deficit delle strutture ospedaliere che, a causa altresì delle successive restrizioni di bilancio, hanno manifestato difficoltà nell’erogazione di servizi. In generale, il numero dei pazienti nelle strutture ospedaliere è aumentato e ciò ha conseguentemente imposto alle stesse strutture ed al personale sanitario operante di rivoluzionare l’erogazione delle prestazioni.Avv. Eleonora Pintus, Diritto Internazionale e dell’Unione Europea

Sanità digitale: le nuove sfide a sostegno dell’HIV e AIDS

Le nuove sfide globali a fronte di situazioni di emergenza (quali una pandemia globale) hanno aumentato le preoccupazioni sulla capacità degli ospedali di fornire terapie adeguate e costanti (anche) nella prevenzione dell’HIV.  

In tal senso si inserisce la lungimirante azione dell’Unione Europea che nell’ambito del programma “Horizon 2020” ha elaborato e finanziato il programma “EmERGE” (Evaluating mHealth technology in HIV to improve Empowerment and healthcare utilisation: Research and innovation to Generate Evidence for personalised care). 

EmERGE è, nello specifico, un’applicazione mobile (APP) e un portale web per la gestione dell’HIV che ha come obiettivo principale la creazione di una connessione virtuale tra paziente e medico attraverso una piattaforma sanitaria digitale conforme al GDPR.  

Questa si inserisce perfettamente in quella che viene comunemente definita come “mHealth” (mobile health, ossia “salute mobile”) che racchiude il più ampio concetto di cure mediche digitali o wireless, ossia la possibilità di accedere ai servizi sanitari preventivi, sorveglianza delle malattie, supporto al trattamento, monitoraggio delle epidemie e gestione delle malattie croniche da remoto attraverso dispositivi mobili, quali i telefoni cellulari. 

Ma come funziona?

La piattaforma mHealth è in inserita nel server all’interno del firewall dell’ospedale o della clinica ed è deputata alla ricezione dei dati dal database della clinica tramite un’API e successiva trasmissione all’applicazione scaricata sul dispositivo mobile Android o iOS del paziente. 

I dati possono riguardare risultati di esami, informazioni sui farmaci o anche appuntamenti.  

La “digitalizzazione della salute” ha sortito numerosi vantaggi anche per soggetti affetti da HIV. Secondo un recente studio condotto su un gruppo di pazienti sieropositivi, è stato sufficiente visitare i pazienti una volta all’anno, per poi controllare i risultati intermedi prima che venissero cifrati e inseriti nell’applicazione. I risultati dello studio non solo sono risultati soddisfacenti (in quanto il 99 % dei pazienti ha mantenuto una bassa carica virale) ma il monitoraggio da remoto ha perfino consentito di ridurre l’affluenza alle cliniche del 30 %.1 

EmERGE e GDPR: la tutela dei dati personali

La salute digitale impone necessariamente una “protezione rafforzata” nel trattamento di informazioni. Ciò ancor più se si tratta di informazioni delicate come lo sono quelle relative all’infezione da virus dell’immunodeficienza giacché dalla loro diffusione può derivare un grave pregiudizio per la vita privata e la dignità personale degli interessati.  

Appare dunque fondamentale ed imprescindibile che la Sanità digitalesi allinei al Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali. 

Ma accanto al GDPR, a livello nazionale occorre richiamare anche una normativa specifica in materia di HIV: si tratta della Legge 05 giugno 1990, n. 135 “Programma di interventi urgenti per la prevenzione e la lotta contro l’AIDS”. 

In particolare, l’art. 5 (Accertamento dell’infezione), espressamente integrato dal Codice Privacy, sancisce diritti fondamentali ed inderogabili del paziente nonché obblighi a carico dell’operatore sanitario. In particolare si legge che: 

  • L’operatore sanitario e ogni altro soggetto che viene a conoscenza di un caso di AIDS, ovvero di un caso di infezione da HIV, deve adottare ogni misura per garantire la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali dell’interessato, nonché della relativa dignità. 
  • Nessuno può essere sottoposto, senza il suo consenso, ad analisi dirette ad accertare l’infezione da HIV se non per motivi di necessità clinica nel suo interesse.  
  • La comunicazione di risultati di accertamenti diagnostici per infezione da HIV deve essere fornita esclusivamente al paziente interessato. 
  • I dati sulla sieropositività o di diagnosi di HIV sono riportabili in cartella solo con manifestazione del consenso del paziente. 

Possiamo dunque riconoscere che la medicina mobile sta contribuendo ad apportare innumerevoli vantaggi, per pazienti e strutture ospedaliere. La piattaforma è stata recentemente ampliata per includere anche la messaggistica bidirezionale e il video, ed è sempre più concreta la disponibilità di un modello di percorso digitale per la profilassi pre-esposizione per la prevenzione dell’HIV (PrEP).  

Grazie agli sforzi dell’Unione Europea, gli Stati membri hanno la possibilità di rendere più efficiente ed efficace la sanità pubblica e dare un importante contributo alla digitalizzazione dei servizi sanitari in tutta Europa. 

Eleonora Pintus, Avvocato

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