Le accise e il caro benzina

L’accisa è un tributo indiretto che colpisce singole produzioni e singoli consumi. È indiretto perché il produttore, che paga il tributo, la gira al consumatore. Tipicamente l’accisa si distingue da altri tributi (ad esempio l’IVA) perché è applicata: a specifiche categorie di prodotti, alla quantità di prodotto e non sul prezzo ed una sola volta. 

Spesso alle accise si sommano altre imposte come l’IVA o dazi doganali o tasse di importazione. 

Le accise sono quindi una tassa che lo Stato pone sulla fabbricazione o sulla vendita di prodotti di consumo e viene calcolata in percentuale secondo quantità già determinate. 

L’avversione che da sempre accompagna questo tributo deriva, con tutta probabilità, dal fatto che le accise vengono pagate su beni che tutti sono “costretti” ad acquistare, oltrechè dalle periodiche promesse (mai mantenute) di taglio o eliminazione da parte dei vari governi che si sono succeduti nel tempo. 

L’importanza del tributo in questione per lo Stato è da sempre evidente; difatti, il legislatore ha fatto spesso ricorso ad esse per fronteggiare disastri naturali e altre situazioni di emergenza, in modo tale da trovare subito importanti fondi. E ancora oggi esse risultano essere uno strumento fondamentale per l’economia statale, dato che una modifica del loro peso provoca un immediato beneficio per le entrate pubbliche. 

Le accise offrono allo Stato due fondamentali vantaggi rispetto alle altre imposte: garantiscono un gettito immediato, sicuro e costante per le casse erariali, oltre al fatto che l’introito da queste derivante scatta nel momento (o poco dopo) in cui i prodotti fabbricati vengono immessi nel circuito del consumo.Avv. Francesco Sanna, Civilista e Tributarista

Quindi, proprio questi benefici hanno indotto i vari governi, nelle proprie manovre fiscali, a rimodulare le accise già esistenti e a inventarne di nuove. 

Sicuramente le accise più famose sono quelle che colpiscono i carburanti, ma è bene sapere che queste vengono applicate e, quindi, pagate da tutti i contribuenti anche per godere di altri prodotti, quali ad esempio: bevande alcooliche (liquori, grappe, brandy), fiammiferi, tabacchi lavorati (sigarette), energia elettrica, ecc. 

Come detto, però, quelle più “tristemente” famose sono le accise su benzina, gasolio e gpl. Le accise applicate a tali prodotti sono oltre 15 e gravano per circa il 50% su un litro di benzina. 

Di seguito l’elenco completo di quelle poste sui carburanti in Italia, con l’anno e il motivo di introduzione:  

1) finanziamento della crisi di Suez (1956) – 0,00723 euro;  

2) ricostruzione post disastro del Vajont (1963) – 0,00516 euro;  

3) ricostruzione post alluvione di Firenze (1966) – 0,00516 euro;  

4) ricostruzione post terremoto del Belice (1968) – 0,00516 euro;  

5) ricostruzione post terremoto del Friuli (1976) – 0,00511 euro;  

6) ricostruzione post terremoto dell’Irpinia (1980) – 0,0387 euro;  

7) finanziamento missione ONU in Libano (1982 – 1983) – 0,106 euro;  

8) finanziamento missione ONU in Bosnia (1996) – 0,0114 euro;  

9) rinnovo contratto autoferrotranvieri (2004) – 0,020 euro; 

10) acquisto autobus ecologici (2005) – 0,005 euro;  

11) ricostruzione post terremoto de L’Aquila (2009) – 0,0051 euro;  

12) finanziamento alla cultura (2011) – 0,0071;  

13) finanziamento crisi migratoria libica (2011) – 0,040 euro;  

14) ricostruzione per alluvione che ha colpito Toscana e Liguria (2011) – 0,0089 euro;  

15) finanziamento decreto “Salva Italia” (2011) – 0,082 euro;  

16) finanziamento per ricostruzione post terremoto dell’Emilia (2012) – 0,024 euro;  

17) finanziamento del “Bonus gestori” (2014) – 0,005 euro;  

18) finanziamento del “Decreto fare” (2014) – 0,0024 

Come si può vedere Il ricorso a questo strumento è aumentato nel corso degli anni: in quarant’anni – tra il 1956 e il 1996 – sono state introdotte otto accise e le altre dieci in soli dieci anni, tra il 2004 e il 2014. 

Venendo ai nostri giorni, il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il decreto contenente le misure urgenti per contrastare gli effetti economici generati dalla crisi in Ucraina. Tra le misure approvate c’è anche il taglio delle accise sui carburanti di circa 25 centesimi di euro a litro sul costo del prodotto. 

Inoltre, nella bozza del decreto si prevede che «l’importo del valore di buoni benzina o analoghi titoli ceduti a titolo gratuito da aziende private ai lavoratori dipendenti per l’acquisto di carburanti, nel limite di euro 200 per lavoratore non concorre alla formazione del reddito». 

Francesco Sanna, Avvocato

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